Import dall’Indonesia
Il volume dell’import italiano dall’Indonesia (dati 2023) si aggira sui 2 miliardi di dollari/anno. Il 2021 e 2022 hanno visto un balzo deciso in alto, ma probabilmente questo andava a compensare i più magri anni precedenti. Oltre il 25% ca. di tale volume (dati 2023) ha riguardato l’olio di palma. Seguono poi l’acido stearico (13% ca.), carbone in bricchette (12% ca.) e a scendere.
Export in Indonesia
Il volume dell’export italiano verso l’Indonesia è invece minore, aggirandosi (sempre dati 2023) sui 1.5 miliardi e riguarda soprattutto macchinari come turbine a gas, valvole, impianti per imbottigliamento e pompe ad aria.
Entrambi i flussi mostrano, nel complesso, nell’ultimo quinquennio un costante incremento.
Da un punto di vista legale, il commercio con l’Indonesia che attenzioni richiede?
Da un punto di vista legale, il commercio con l’Indonesia richiede alcune attenzioni. Visti dal versante import e da quello export, si tratta in primo luogo di prodotti molto diversi.
Attenzioni legali nell’import dall’Indonesia.
Le attenzioni legali nell’import dall’Indonesia sono principalmente le seguenti. L’Indonesia esporta tipicamente materie prime usate dalle industrie di trasformazione italiane attive in diversi settori (dall’alimentare alla cosmetica, al farmaceutico). Le transazioni che riguardano commodities come quelle importate dall’Indonesia vengono in genere regolati da standards contrattuali predisposti dalle maggiori organizzazioni che operano nei vari settori. Molte di queste sono inglesi (eredi della grande stagione di sviluppo fra ‘700 e ‘800 del commercio internazionale Britannia-ruled). FOSFA, ad esempio, la Federation of Oils, Seeds and Fats Associations dichiara di regolare, con i suoi standard l’85% del commercio mondiale relativo a olii, semi e grassi. Per quanto riguarda in particolare l’olio di palma indonesiano, lo standard di riferimento (per le rese in bulk FOB) è il FOSFA n. 82, elaborato in collaborazione con la GAPKI (l’associazione indonesiana dell’olio di palma) e rivisto da ultimo lo scorso anno.
Indubbiamente l’uso di standards facilita le transazioni, riservando spazio alle parti solo per inserire i termini specifici quali identità delle parti, specifiche del prodotto, quantità e prezzo del prodotto, termini di consegna. Il quadro legale di contorno è invece destinato a restare fisso; sorta di prendere o lasciare – e nei fatti non è praticamente mai oggetto di negoziato. L’importatore italiano sia conscio di ciò, anche perché (i) contratti come questi sono quasi sempre regolato dalla legge inglese (v. sopra il perché) con esclusione della CISG, la Convenzione di Vienna 1980 sulle vendite internazionali[1] (ii) la gestione di eventuali contenziosi è sottoposto ad arbitrato gestito dall’associazione in questione (nel caso FOSFA 82 il riferimento è alle regole d’arbitrato della stessa FOSFA, per una procedura da tenersi a Londra).
Attenzioni legali nell’export verso l’Indonesia.
Le attenzioni legali nell’export verso l’Indonesia sono principalmente le seguenti. Se si considera il versante italiano (l’export quindi di macchinari) le cose stanno in termini affatto diversi. Non vi sono in genere standard di riferimento (fatta eccezione, talora, di standard ECE-ONU assai datati). Piuttosto gli esportatori, se debitamente organizzati, impiegano loro condizioni generali di fornitura ovvero contratti ad hoc. Si consideri, però, che l’Indonesia – un paese di quasi 280 milioni di abitanti con un PIL di ca. 1.5k di USDb[2]– non ha ratificato ad oggi la CISG (ufficialmente, con la scusa che non è una priorità governativa)[3]. Conviene quindi richiamarla espressamente in contratto (salvo poter contare sul fatto che la fornitura possa dirsi regolata dalla legge italiana, piuttosto che da quella indonesiana e che, naturalmente, la CISG non venga espressamente escluda, come abbiamo sopra visto nei contratti FOSFA).
Gestione delle eventuali controversie commerciali Italia/Indonesia
Quanto alla gestione delle eventuali controversie fra imprese italiane e imprese indonesiane, è da considerare che l’Indonesia (come l’Italia) aderisce alla Convenzione di NY del 1958 in tema di arbitrato. In altre parole, entrambi i paesi si sono impegnati a riconoscere a dare esecuzione a decisioni arbitrali emesse all’estero, a patto vengano rispettate alcune condizioni di base a tutela della regolare composizione del tribunale arbitrale e del suo funzionamento. Ciò va tenuto presente sia in un’ottica difensiva che offensiva. L’arbitrato – in assenza di accordi Italia-Indonesia in tema di riconoscimento delle sentenze emesse dai rispetti tribunali – costituisce in pratica l’unico strumento che assicura una certa affidabilità nella gestione del contenzioso commerciale, che non sia stato possibile gestire né direttamente a mezzo negoziati, né in mediazione.
Chi fosse interessato a ricevere (gratuitamente) copia dei documenti citati, scriva a newsletter@lexmill.com.
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[1] La CISG ha introdotto una sorta di codice universale in tema di compravendita internazionale di merci. È in vigore oggi in un centinaio di paesi, compresa l’Italia: la quasi totalità di quelli industrializzati o commercialmente rilevanti (fa eccezione – guarda caso – il Regno Unito). L’utilità della CISG è quella di permettere agli operatori basati in due Stati diversi di confidare sostanzialmente su di un’unica, condivisa disciplina giuridica dei loro scambi.
[2] Tanto per confronto, il PIL italiano è sui 2,4k di USDb.
[3] Viene generalmente riportato come, negli anni, il governo indonesiano sia rimasto sordo agli inviti a farlo giunti da vari settori dell’industria locale e dall’accademia. È da considerare che, nell’area, la CISG è già stata ratificata da Vietnam (entrata in vigore gen 2017), Singapore (mar 1996), Laos (ott 2020), Giappone (ago 2009), PR China (gen 1988), Mongolia (gen 1999), Russia (set. 1991), S Korea (mar 2005).










