Il termine joint venture (“impresa comune”) designa genericamente i fenomeni di collaborazione ed espansione economica fra soggetti diversi. Nato negli Stati Uniti, questo modello si è diffuso globalmente per cogliere l’aspetto funzionale di un’intesa economica, senza identificare uno specifico tipo legale unico.
La differenza tra Contractual JV e Incorporated JV
A seconda della struttura giuridica scelta dai partner, si distinguono due macro-categorie di joint venture:
- Unincorporated o Contractual JV: la collaborazione resta a livello puramente contrattuale. Presenta il rischio di essere ricondotta a una general partnership, esponendo i partecipanti a una responsabilità illimitata.
- Incorporated JV: l’accordo prende la forma di una vera e propria società di capitali (in Italia SRL o SPA), garantendo la responsabilità limitata al solo capitale apportato. È lo strumento più utilizzato per l’ingresso commerciale nei mercati internazionali.
Come funzionano le Joint Ventures in Italia?
Nel nostro ordinamento, “joint venture” è un termine generico non utilizzato dai testi normativi. Le imprese italiane hanno la piena libertà di stipulare contratti atipici in base all’art. 1322 del codice civile, purché diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela.
Esistono tuttavia forme specifiche di alleanza normate dalla legge italiana che rientrano nella categoria delle contractual JVs:
1. Consorzio
Regolato dall’art. 2602 ss. c.c., il consorzio è un’organizzazione comune creata da due o più parti per coordinare le rispettive attività economiche. Resta unincorporated fino a quando mantiene una rilevanza meramente interna.
2. Associazione in Partecipazione
Disciplinata dall’art. 2549 ss. c.c., prevede un accordo in cui un partner gestisce l’affare a proprio rischio e gli associati partecipano agli utili conferendo un dato contributo.
3. ATI (Associazione Temporanea di Imprese)
Introdotta nel 1977, l’ATI è un raggruppamento funzionale mirato alla partecipazione alle gare per appalti pubblici. Si struttura tramite un mandato irrevocabile conferito a un partner “capofila”.
4. Contratto di Rete
Istituito nel 2009, il contratto di rete punta a potenziare la competitività delle aziende in settori analoghi. Offre importanti vantaggi fiscali, come la sospensione d’imposta sui profitti reinvestiti, l’esenzione IVA sugli scambi di servizi interni e un accesso agevolato ai finanziamenti pubblici.
5. GEIE (Gruppo Europeo di Interesse Economico)
Previsto da un Regolamento CE del 1985, favorisce la cooperazione transfrontaliera tra imprese dell’Unione Europea, anche se a oggi risulta pochissimo utilizzato.








